Pove del Grappa

All’origine del nome Pove pare ci sia il latino populus, ossia pioppo, una pianta molto diffusa nella rigogliosa vegetazione che ricopriva un tempo la zona.

Il paese di Pove, posto alle estreme pendici del Grappa, all’imboccatura del Canale del Brenta, è racchiuso a Nord dai monti Bastia, Cornon e Gusella e ad Est dal monte Crocetta da cui si ricava una pietra che ha permesso agli scalpellini povesi di diventare famosi in tutta Italia. Lungo la dorsale di cima Bastia si possono ancora vedere i resti delle fondamenta di un castello costruito dagli Ezzelini, signori della zona, residenti nel paese di Romano. Il lato Ovest è delimitato dal fiume Brenta che attraversa tutto il territorio comunale, mentre verso Sud il paese si affaccia sulla pianura.

Come tutte le popolazioni della pianura veneta, anche la progenie degli abitanti di Pove risale all’epoca preromana, quando la nostra regione, soprattutto nelle zone pianeggianti, era abitata dai Veneti, una popolazione di origine illirica, che passarono senza ribellarsi nel II secolo a.C. sotto il dominio di Roma che concederà loro nel 49 a.C. la cittadinanza romana.

Per parlare di Pove come di un luogo abitato però, bisognerà attendere, almeno, sino all’epoca dei Longobardi, giunti in Italia nel 568-569. Nella loro rapida avanzata occuparono, una dopo l’altra, le città della Valpadana; le popolazioni locali, intimorite al loro passaggio, abbandonavano i casolari di campagna e andavano a rifugiarsi sulle montagne o all’interno delle valli… Fu così, forse, che un piccolo nucleo di famiglie della campagna cassolese arrivò, in cerca di protezione e di salvezza, dentro il Canale di Brenta, chiamato allora, per la sua orientazione a mezzogiorno, “Valle del Sole” o “Valle Solana”. Ebbero così origine l’abitato di Solagna e di Pove.

Il più antico documento che nomina la “Villa di Pove” risale al 917 e ne attesta l’appartenenza alla Marca Trevigiana insieme col bassanese. A partire dall’alto medioevo Pove diventa una piccola fortezza, a confine del territorio di Bassano, per riuscire a difendersi con più facilità e contando solo sulle proprie forze dalle terribili invasioni degli Ungari.

Un momento fondamentale per tutta la zona bassanese è il progressivo consolidarsi della Signoria degli Ezzelini, sin dalla metà circa del secolo XI. Sembra che il passaggio di Pove sotto la signoria Ezzeliniana risalga al 1160, quando il vescovo di Belluno nominò Ezzelino II come reggente di questo territorio. Con l’ultimo discendente della famiglia Ezzelino III, detto Il Tiranno, la potenza ezzeliniana raggiunse il culmine ma si avviò anche incontro alla propria definitiva rovina. La signoria comprendeva l'intera marca Trevigiana, la pianura padana e vicentina, tutta la vallata del Brenta e parte del Trentino. Ezzelino il Tiranno, uomo astuto ed aggressivo, si distinse subito per la propria abilità politica, ma anche per la propria ferocia, tanto da essere odiato da tutti e ricordato ancora oggi come un mostro di scelleratezza. Ezzelino III eresse ovunque castelli e fortini per salvaguardare i suoi territori, dei quali restano tuttora tracce a Bassano, Romano, San Zenone e Solagna.

Dopo la morte di Ezzelino III e l’eliminazione della famiglia dei Da Romano, tutti i paesi della vallata del Brenta si unirono con Bassano per creare un unico distretto, spinti dal bisogno di una difesa più strategica ed organica. Passarono quindi sotto la giurisdizione prima dei Visconti di Milano (1388) e poi sotto la Repubblica di Venezia (1404). Nel 1600, dopo un secolo di relativo benessere, i paesi della vallata furono senza sosta minacciati dall’incombere di siccità, carestie ed epidemie, che lasciarono, alla loro scomparsa, una popolazione spossata ed abbattuta. Nel 1700 Venezia, indebolita ed esausta, non era più in grado di garantire la propria protezione e l’ordine pubblico nelle città e nei paesi veneti; le vie di Pove, infatti, erano continuamente percorse da banditi armati, contro cui la giustizia era impotente. Verso la fine del 1700, il ciclone della Rivoluzione Francese arrivò a travolgere il dominio di Venezia, che fu costretta a capitolare, abbandonando i territori della vallata del Brenta in mano agli eserciti austriaci e francesi, i quali si avvicendarono nel controllo della zona per diversi anni. Nella primavera del 1815 Pove, con la regione veneta, dopo un ennesima guerra fra la Francia e le potenze antifrancesi, entrò a far parte del Regno Lombardo-Veneto, che rimase in piedi sino al 1866, quando il Veneto, liberato dagli austriaci, fu annesso al Regno d’Italia. In seguito Pove si trovò ad affrontare molti problemi economici e ad intraprendere, dopo anni di disordini e pericoli, una lenta rinascita economica e sociale, che si arrestò allo scoppio della Prima Guerra Mondiale.

Durante il conflitto molti abitanti lasciarono Pove per rifugiarsi lontano dal fronte di combattimento e quelli rimasti in paese prestarono soccorso ai feriti ed ai prigionieri di guerra. Anche nel corso del Secondo Conflitto Mondiale, Pove visse momenti drammatici, in particolare a partire dal settembre 1943, quando, in seguito ad alcuni rastrellamenti, molti giovani furono uccisi barbaramente e la popolazione dovette affrontare i rischi di continui bombardamenti. Nell’aprile del 1945 la guerra giunse alla fine, con la ritirata dei tedeschi e l’arrivo degli alleati. Le famiglie povesi si ritrovarono a fare un bilancio del prezzo di sangue e di sacrifici pagato alla guerra, ma la speranza di un futuro migliore le aiutò a riprendere il possesso della propria vita.

Foto: Magico Veneto