Il Divin Crocifisso

La crocifissione a tre chiodi, di dimensioni contenute (132x110cm) ad indicarne l’origine devozionale piuttosto che monumentale, si presenta come opera di profonda sapienza d’intaglio: il corpo a tutto tondo è eretto sulla croce, sostenuto dalle braccia poste obliquamente, ma senza flessioni o cedimenti e raccordate tramite muscoli netti, tesi e nervosi ad un torace anch’esso netto nelle linee, teso e nervoso. I pettorali sono caratterizzati da capezzoli lavorati separatamente, le costole sono molto evidenti, pure molto profonda è la ferita del costato, l’ombelico si presenta ben delineato e intagliato su di un addome appena rigonfio. La curva dei fianchi si presenta delicata, arricchita da un perizoma con pieghe a larga falcata raccolte in un magnifico fiocco, vero capolavoro artistico. Le gambe leggermente divaricate si incontrano nei piedi sovrapposti.
La dirompente forza espressiva culmina in prossimità della testa: la bocca del Cristo è infatti semiaperta con denti e lingua appena visibili, non sottolinea la ricerca di un drammatico pietismo, ma esso è la rappresentazione di una equilibrata dignità realistica, non c’é disperazione ma promessa di resurrezione .
La barba e i capelli sono resi in un modo ancora arcaico, altamente decorativo, finemente ripartiti in boccoli e ciocche inanellate. Per questa compresenza di elementi di potente modernità espressiva e di tradizione il crocifisso ligneo è considerato opera di transizione.

Non è facile trovare un contesto cronologico per il Divin Crocifisso di Pove, ma di sicuro non mente la tradizione che lo vede opera di un pellegrino di passaggio, boemo o austriaco, che grato per l’ospitalità lo creò in una sola notte e lo donò al parroco del paese. L’autore potrebbe essere infatti uno dei molti artisti itineranti che dal Nord scendevano in Italia.
Comunque anche se dell’esistenza del crocifisso si ha traccia tarda, solo nel 1519, molteplici particolari di lettura inducono a ritenerlo opera più antica, difficilmente databile al di là dei primi anni del XV secolo. Testimoniano ciò l’assenza degli eccessi espressivi tardo gotici e della modellazione anatomica del primo rinascimento. Non è però in ambiente italiano che nasce il modello espressivo del nostro Crocifisso. Si può trovare qualche traccia di confronto seguendo la traccia boema in quell’ambiente che si va aprendo all’intensa fioritura delle “belle Madonne”, diffuse poi largamente in Europa. Un linguaggio similare al crocifisso povese si può ritrovare nella testa del Cristo rappresentato nella Croce trionfale della ex collegiata di Szamotuly, in Polonia, datata verso il 1380.